ABOUT
POPLIFE BLOG / FROM
TRACCIAMENTI.NET



NOTA / NOTE
su questo blog non sono graditi commenti anonimi / siete pregati di lasciare il vostro nome ed un recapito mail valido altrimenti il vostro commento verrà cancellato
we don't like anonimous comments / please, leave your name and a valid mail reference if you don't want your comment to be deleted


contatto


ALTRE APPENDICI
tracciamenti
flickr
del.icio.us


VOCI RECENTI



TAGS
architettura
avvisi
blog
cantieri
christmas
cinema
diario
eventi
flickr
forfora
friends
landscape
libri
link
mami
musica
photo
pittura
pop
post
scrittura
sound
talenti
varie
visual


ARCHIVIO
oggi
maggio 2007
aprile 2007
marzo 2007
febbraio 2007
gennaio 2007
dicembre 2006
novembre 2006
ottobre 2006
settembre 2006






*loading* / upside down






















































domenica, marzo 25, 2007

sylvie & valerie

in questi giorni viaggio con il piccolo volume [1] dedicato alla mostra di sylvie eyberg e valerie mannaerts, tenutasi presso il padiglione del belgio ai giardini della biennale nel 2003 /
da allora quel lavoro, la combinazione ben riuscita dei due talenti femminili, è stato per me fonte di continue ispirazioni / lo stesso catalogo è opera in sé, ben costruito e ricco di immagini / inoltre, il saggio del curatore thierry de duve complementa l’operato delle artiste ed offre di più, grazie al percorso di analisi ed alle accurate referenze fotografiche /
eyberg e mannaerts proposero a suo tempo una serie di elaborazioni fotografiche mescolate a testi e disegni. / il lavoro di ciascuna era perfettamente amalgamato, ed allo stesso tempo brillavano le differenze, ed offrivano lo spessore della complementarietà. / il risultato fu uno spazio ricco di sfaccettature, con innumerevoli affacci sulla quotidianità, sull’universo femminile e sul mondo delle immagini /
mi colpì allora e continua a rappresentare una ragione di interesse personale, il sovrapporsi di tecniche e messaggi, molto vicino al tipo di ricerca che tento di portare avanti nel tempo: / la cura grafica dei messaggi di sylvie eyberg è controbilanciata dalla freschezza dei disegni e dei collage di valerie mannaerts, ma in ognuno dei due lavori trovo agganci profondi con ciò che vorrei essere e dire attraverso il mio stesso lavoro /









vi sono collezioni, gruppi di oggetti coerenti e sistematizzati /

vi sono piccole figure ritagliate [citazioni evolute del ready-made?] / ritagli di giornale passati allo scanner e poi scontornati / sagome, ma evocative e vibranti come videoclip /

vi sono foto di alcuni lavori rifotografati, in modo da introdurre una diversa prospettiva e particolari interferenze ambientali e corporee, una distanza sancita e contemporaneamente neutralizzata tra la bidimensionalità delle immagini e la presenza reale, che si insinua là dove mi aspetterei di non poter affondare e dove invece inciampo e vengo risucchiata dolcemente e senza incertezze /

vi sono tabelle costruite esclusivamente con parole, e grandi stampe rosa sgranate di foto rifotografate dalla eyberg / all’interno od a margine delle foto, piccole isole grafiche contengono messaggi realizzati con cut-up anonimi di frasi /



nel suo lavoro sylvie rinuncia a qualsiasi intervento esplicitamente personalizzante: foto di altri, frasi di altri, poesie di altri […sylvia plath / silver and exact] / il risultato è travolgente, avvolgente, elegante / tutt’altro che impersonale; ma grazie alla rinuncia a qualsiasi forma di narcisismo creativo, tale risultato riguarda tutti noi, si apre all’esterno come un dono /
i suoi lavori propongono una particolare forma di deja-vu estetico; non possiedono la violenza e l’aggressività mediatica dei collage di barbara kruger ma piuttosto fanno venire in mente alcune pagine di diller e scofidio / una sospensione temporale solo apparente, in grado di ricondurre inequivocabilmente al contemporaneo, all’adesso e ad una particolare condizione critica dello sguardo /
è [anche] questo ciò di cui leggevo stamane, il parergon? [2]
ciò che genera una doppia relazione, annullandosi all’interno od all’esterno a seconda di come viene considerato? / ebbene, anche nel caso specifico della eyberg, le immagini ed i messaggi si fondono con uno spazio esterno e spingono verso il mondo, ma d’altro canto attraggono inevitabilmente verso una dimensione intima di definizione personale, quasi che fossero il contorno di un pensiero, la sanzione di un margine teso tra l’aspetto più oggettivo dell’immagine stessa ed il suo appartenere a una sfera maggiormente intima e sprituale /
credo che tale risultato sia possibile grazie a un utilizzo specifico delle parole, del messaggio verbale, che funge da ponte e da separatore al tempo stesso, scardinando l’immagine e provocandone uno slittamento semantico /

altresì, è parergon la grana esagerata delle stampe / tradisce una dimensione originaria e contemporaneamente offusca la visione, generando un’inevitabile variazione percettiva / incessante offerta di una duplice lettura, dentro e fuori, materiale ed immateriale / [the carnal and the abstract are one and the same, in her work the surface is inexhaustible flesh] [3]


nel caso delle opere rifotografate di valerie, ecco che l’intorno diviene passepartout / spazio che dialoga con lo spazio / esercizio di allontanamento e di assorbimento / di traslazione temporale /

ancora, mi soffermo di fronte ad alcuni collage-fotomontaggi di mannaerts, dove tutto avviene sotto una forma partecipativa di natura marcatamente femminile / le immagini sottratte alla realtà circostante sono pulsanti, definite come sguardo o corpo / ritagliate con decisione / hanno la forza incognita e il narcisismo sofferto dello specchio / chiedono di essere capite, affrontate / odorano / sono gesti e simboli / sono gesti-simboli / slittamenti del senso in un percorso di conoscenza dell’universo femminile /
spesso, per dialogare con l’esterno, l’opera bidimensionale vuole essere scontornata e diventa personaggio, gioco, maquette / e nel farsi tale offre nuove impreviste chiavi di lettura [the gaze is an object placed there, halfway between the beholder and the beheld] [4]

durante la notte mi vengono in mente due ulteriori aspetti del lavoro di valerie mannaerts /
il primo inerente la qualità dell’immagine, volutamente frugale, [legata al frammento ed al non finito, così come a cut-out grafici molto spartani, che intendono portare con sé evidente la dichiarazione del loro essere stati parte di un contesto altro] ed indifferente ad ogni abbellimento formale / sulle fotografie rimangono in evidenza le tracce del flash o della patinatura originale della carta, generando zone di apparentemente bassa densità di informazione, ma in verità di lettura esplicita del processo generativo e di contrasto sancito con ogni abbellimento di superficie /


tale onestà operativa concerne anche il secondo aspetto, legato agli strumenti, ed in particolare all’utilizzo del computer / se è vero che la dimensione del gioco e quella dell’ironia sono costantemente presenti, valerie sfugge qualsiasi operazione di maquillage che non sia esplicitata in quanto tale all’interno di un processo specifico, e che sia finalizzata a un incremento puramente esteriore /
percepisco una costante lotta alla contraffazione [e di lotta ha senso parlare, visto il contesto con cui si confronta il lavoro, sia esso quello della stessa biennale o quello più esteso del mondo fuori] / confronto con un intorno avvezzo a operazioni di superficie ed a interventi di makeup, atti a lasciare indenne e spoglio l’interno di cose e persone /


nell’elaborare queste poche osservazioni, mi trovo a dover affrontare una volta ancora, più o meno velatamente, la questione della gender art, di fronte ad opere che trasportano l’inestricabile quanto ineffabile valenza della loro sessualità /
in questo caso specifico mi pare che ogni gesto estetico, pur nella differenza tra due ben definite personalità, riconduca a una sfera in cui è praticamente impossibile non instaurare un dialogo serrato con la femminilità /
mi piace / mi fa sentire bene trovarmi di fronte a questi lavori / percepisco una forte sensazione di vitalità / il valore dell’offerta, del dono, della generosità / e dell’onestà /
è davvero possibile separare ciò che vedo da ciò che sono / sylvie e valerie?

nota: tutte le immagini sono rifotografate dal catalogo originale


[1] sylvie eyberg-valerie mannaerts / yves gevaert & communautè française de belgique / 2003 / ISBN 2-930128-24-0
[2]
jacques derrida / la verità in pittura / newton&compton - 2005 / ISBN-88-541-0371-3

[3]
thierry de duve, silver and exact / catalogo della mostra, cit. / pag 120
[4]
thierry de duve, silver and exact / catalogo della mostra, cit. / pag 122

postato da tracciamenti | 11:58 | diario, talenti, visual |